Smart-dipendenza: il co-fondatore di Android ha la cura

Andy Rubin è stato paparazzato a cena in un ristorante di alta classe. La serata del famoso co-fondatore di Android non è stata poi così diversa da quelle di un tipico primo appuntamento: prima ci si saluta, poi arrivano le pietanze, quindi si scattano foto artistiche dei piatti e alla fine ci si perde nei propri smartphone con più di 10 minuti di vuoto. Rubin, ovviamente, è uno dei soggetti più colpevoli di questa epidemia: il sistema Android infatti si trova in più dell’85% degli smartphone di tutto il mondo. Mosso dai sensi di colpa e da una voglia di innovazione, Mr. Andy ha dichiarato di essere al lavoro per bloccare questa brutta tendenza.

Il ruolo “Essential”

Vivevamo tutti una vita felice prima di essere costantemente connessi ad internet”, spiega in una intervista esclusiva al Playground Global in California. Per questo motivo la sua nuova compagnia hardware, denominata Essential, sta lavorando ad un modo per rivoluzionare ancora l’uso della tecnologia e degli smartphone.

La settimana scorsa è uscito il primo device Essential, l’Essential Phone. Il design colpisce subito l’occhio, dando la sensazione di essere uno smartphone ideato da una delle grandi case come Apple o Samsung: il retro è fatto in ceramica trasparente, i contorni sono costituiti da titanio, il display ricopre quasi completamente la facciata anteriore. È inoltre presente un connettore magnetico a cui si potranno collegare moltissimi accessori particolari. Rubin sa benissimo che il suo nuovo telefono dovrà competere con i due colossi di Apple e Samsung, a cui lui stesso applaude per i grandi successi che hanno raggiunto. Dall’altro lato però sembra sicuro di sé, dichiarando che “ogni mercato saturo necessita di una rottura. E il momento migliore è quando ci si trova in un duopolio”.

Il punto di vista di Andy

L’Essential Phone va visto come un punto di partenza e non come una rivoluzione radicale. Per ora il sistema operativo su cui è basato è lo stesso di Google’s Pixel (una versione “pulita” di Android). Con lo sviluppo hardware e miglioramenti firmware le cose inizieranno lentamente a cambiare, introducendo anche una intelligenza artificiale che faciliterà l’uso del telefono evitando che l’utente impieghi troppo tempo allo schermo. L’approccio, del resto, è comprensibile: in questo modo la stessa utenza verrà rieducata lentamente ad un uso più essenziale del telefono.

Ciò che fa riflettere invece è il punto di vista di Rubin, che spiega: “Se riuscissimo ad arrivare al punto in cui il telefono diventi una versione virtuale di noi stessi, allora avremo il tempo di andare fuori a goderci la vita senza dover per forza toccare il telefono, perché quest’ultimo farebbe quelle cose al nostro posto. Così, credo, risolveremo parte della nostra dipendenza”. Una dichiarazione piuttosto forte, ma Andy non è affatto un novellino e sa di cosa parla.

Il co-fondatore di Android infatti è nel giro della telefonia da più di 20 anni. All’inizio della sua carriera ha ideato uno “smart casco” chiamato Sidekick che, come un computer, era in grado di avviare applicazioni grazie ad una tastiera e ad uno schermo. Nel 2003 ha fondato la compagnia di Android, venduta a Google due anni dopo. Tre anni fa ha lasciato la compagnia per concentrarsi pienamente sullo sviluppo della sua ultima creazione: Essential.

Essential come Tesla

L’Essential Phone è già disponibile, trovandosi così in una finestra spaziale sufficientemente grande per creare hype e ottenere consensi dai consumatori, prima dell’arrivo dei nuovi modelli di iPhone e Samsung. Secondo Rubin il “push” del suo nuovo smartphone va visto come l’innovazione che ha portato Tesla nel mercato automobilistico con le sue auto elettriche.

La costruzione del device innovativo è affidata a Foxconn, una azienda cinese già incaricata di costruire gli iPhone targati Apple. Ciò che risulta interessante è sicuramente l’implementazione del perno magnetico. Grazie a questa feature sarà possibile installare gadget interessanti, come videocamere a 360° in 4K e battery pack ad induzione.

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