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Le soluzioni tecnologiche per l’emergenza

Soluzioni per fronteggiare il periodo di crisi

Soluzioni tecnologiche per l'emergenza

La necessità aguzza l’ingegno: proprio per far fronte a questo periodo difficile stanno nascendo soluzioni tecnologiche innovative per risolvere i nuovi problemi che si verificano col tempo. Scopriamo quindi le novità nate dall’emergenza Corona virus.

Soluzioni tecnologiche per bloccare il virus

Un veicolo del virus sono sicuramente le superfici che vengono toccate da molte persone e, per ovvi motivi, non è possibile sanificare ad ogni utilizzo.

Nascono così le pulsantiere ad ologrammi. L’azienda Easpeed di Huangshan ha iniziato ad utilizzare la prima pulsantiera olografica. Questo dispositivo proietta in aria i numeri di ogni piano raggiungibile nel palazzo, per selezionare il piano desiderato basterà muovere un dito sulla proiezione del numero corrispondente.

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La pulsantiera degli ascensori è uno dei primi veicoli del virus

Un sensore rileva la posizione e invia il comando al sistema che avvia l’ascensore. Un ulteriore evoluzione quindi rispetto agli schermi touch è il touch-less. Un’ottima soluzione per luoghi molto frequentati come ospedali, grandi uffici e centri commerciali. L’unico problema è il prezzo, attualmente si aggira intorno ai 15 mila yuan, circa 2000 euro a dispositivo, un prezzo davvero molto alto per poterlo installare massivamente.

Un altra soluzione arriva da Yichang, nella provincia di Hubei, dove sono stati installati, in sostituzione a alle pulsantiere originali, dei sistemi a controllo vocale. Qui fortunatamente il prezzo si abbassa a quattromila yuan (all’incirca 500 euro) e potrebbe essere così meno onerosa l’installazione di più unità, tuttavia in Cina si è notato qualche problema di ricezione del comando, sopratutto perché la loro lingua è estremamente variegata e quindi di più difficile comprensione per un’AI.

Huawei  invece propone un ulteriore soluzione, ha realizzato infatti un app che permette di chiamare l’ascensore grazie al proprio smartphone. Basta avere attivo il Bluetooth e grazie all’app WeChat è possibile selezionare il piano desiderato.

L’invenzione tutta italiana

Ma le soluzioni tecnologiche non partono tutte dalla Cina, anche qui in Italia ci stiamo muovendo. Da Brescia arrivano grandi novità. Il problema principale che gli ospedali riscontrano attualmente è dato dalla scarsità di respiratori e maschere C-PAP (Continuous Positive Airway Pressure) che servono per la terapia sub-intensiva. Questo tipo di respiratore permette di ventilare artificialmente un paziente che non riesce più a farlo in modo autonomo. Da questa necessità è venuta un’idea all’ex primario dell’Ospedale di Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia appunto.

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Tra le varie soluzioni tecnologiche ce n’è una italiana: la maschera per la respirazione C-PAP ideata da Renato Favero

L’ex primario in questione è il dottor Renato Favero, e la sua idea è semplice ma risolutiva al tempo stesso. Ha infatti realizzato una maschera respiratoria partendo da una maschera subacquea da snorkeling. Una di quelle maschere che copre completamente il viso, precisamente una di quelle in vendita al Decathlon.

Il medico poi ha unito l’idea di utilizzare la maschera del Decathlon con le valvole realizzate dall’azienda Isinnova che le stampa in 3D. Infatti Cristian Fracassi, dell’azienda Isinnova, è da poco riuscito a realizzare delle valvole di emergenza per respiratori, per sostituire quelle esauste difficili da reperire in questo periodo.

Dopo tre ore di meeting, in cui l’ex primario ha spiegato ai cinque ingegneri che lavorano ancora nell’ufficio di Isinnova come funziona una maschera C-PAP, gli ingegneri si sono messi al lavoro.

Una volta smontata e analizzata la maschera EasyBreath di Decathlon si sono subito messi a ideare quali sarebbero state le modifiche necessarie. Ma non solo, hanno anche cercato di realizzare dei raccordi che potessero essere universali per i vari tubi dei respiratori presenti negli ospedali Italiani.

Appena vista l’efficacia della maschera sono subito partite le stampe 3D, sono poi state coinvolte anche altre aziende, visto questo è un processo lento e Isinnova non poteva far fronte all’alta richiesta degli ospedali.

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