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Alcune aree della Terra sono diventate invivibili

Aree della Terra invivibili

Il pianeta Terra è l’unica casa che abbiamo, abbiamone cura. Un piccolo pianeta roccioso aggrappato alla trama dell’universo, l’unico luogo ospitale per la razza umana. Eppure non è così ospitale come crediamo. Ci sono aree del pianeta Terra invivibili, la lista è aumentata in seguito al riscaldamento globale e molte altre aree diverranno inospitali all’uomo, se non interveniamo in tempo.

Aree invivibili per un terzo della popolazione mondiale

Uno studio, svolto da un gruppo internazionale di scienziati, e pubblicato sul bollettino Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), racconta uno scenario futuro tutt’altro che roseo.

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Cosa succederà all’uomo in seguito al riscaldamento globale?

Zone del pianeta roventi, flora e fauna dimezzata, aria irrespirabile. Non è un film fantascientifico, ma lo scenario descritto sul bollettino Pnas, che vede un terzo della popolazione mondiale senza un luogo ospitale in cui vivere entro 50 anni.

Sentiamo sempre parlare del riscaldamento globale e di come questo abbia influenzato, negativamente, la vita degli animali. Tutti conosciamo fin troppo le immagini dell’orso polare stremato che vede sparire il proprio habitat naturale. Le migrazioni forzate, le specie a rischio estinzione.

Ma in tutto ciò nessuno parla mai di quello che il riscaldamento globale sta facendo alla razza umana. Continuando così in 50 anni saranno invivibili le zone del pianeta dove, attualmente, vive circa un terzo della popolazione mondiale, e saranno a rischio almeno un miliardo di persone.

Lo studio del Pnas

Lo studio iniziando esaminando come l’uomo abbia scelto di vivere prevalentemente in quelle aree del pianeta dove le temperature medie vanno dagli 11 ai 15 gradi, in clima favorevole per agricoltura e allevamento.

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Come cambia il pianeta

Di questo passo, tra 50 anni, quelle stesse aree avranno temperature medie molto più alte e un terzo della popolazione globale avrà una temperatura media di 29 gradi. Tale temperatura oggi si trova nei deserti, in alcune tra le aree più invivibili del globo.

Inoltre, le zone maggiormente colpite dal riscaldamento globale sono proprio quelle con le situazioni economiche più critiche, andando ulteriormente a gravare sulla popolazione.

Tutto ciò, secondo gli scienziati che hanno redatto lo studio porterà a migrazioni di massa, finendo per riscrivere completamente la geografia politica del pianeta. L’evoluzione della razza umana vedrà, in meno di 50 anni, una redistribuzione geografica della popolazione.

La temperatura di bulbo umido, indice delle zone invivibili

Negli ultimi tempi si sente fin troppo spesso parlare di riscaldamento globale, ma mai della temperatura di bulbo umido. Esso è una misura composita che tiene in considerazione non solo la temperatura ma anche l’indice di umidità dell’area in questione.

Desertificazione
Il riscaldamento globale porterà alla desertificazione di molte aree del mondo

La si calcola con un semplice termometro coperto da un panno umido. La temperatura massima di bulbo umido che il corpo umano è in grado di sopportare è di 35°. Oltre la quale il corpo non è in grado di raffreddarsi a sufficienza attraverso il sudore.

Ultimamente tale parametro viene superato sempre più frequentemente, anche in zone abitate del pianeta. I risultati peggiori sono stati riscontrati nel Golfo Persico, in India, in Pakistan, negli Stati Uniti e in Messico, misurando temperature di bulbo umido tra i 27 e i 35°.

In alcuni casi estremi la soglia limite di 35° è addirittura stata superata. Non era mai successo prima d’ora. Stiamo parlando di due fenomeni distinti, quello della città di Jacobabad, in Pakistan, e della città di Ras Al Khaimah, negli Emirati Arabi.

Anche se 35° è il massimo che può sopportare il corpo umano anche al di sotto di questa soglia non si scherza. Nel 2003 un’ondata di calore travolse l’Europa procurando diversi morti, con una temperatura di bulbo umido di “appena” 28°.

Secondo i ricercatori fenomeni del genere saranno sempre più frequenti, “condizioni estreme, che superano la soglia di tolleranza del nostro corpo, sono più vicine a noi di quanto crediamo, almeno in certe aree del mondo”.

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