Come fa lo smartphone a sapere ciò che vogliamo?

Siamo tutti estremamente paranoici o i nostri smartphone ci ascoltano?

Le grandi aziende ci spiano

Siamo tutti estremamente paranoici o i nostri smartphone ci ascoltano? Vi è mai capitato di parlare di qualcosa e poi ritrovarsela proprio nella homepage di Facebook, tra le pubblicità, o mentre navighiamo tranquillamente sul web? Cosa succede davvero? Le grandi aziende ci spiano attraverso gli smartphone forse?

Le grandi aziende ci spiano?

Le grandi aziende ci spiano

Se iniziamo a pensarci e a cogliere i segnali ci riscopriremo all’interno di un mondo dove la privacy è solamente un vago ricordo lontano. A molti è capitato di parlare di un viaggio che si aveva voglia di fare ed ecco lì spuntare tra le inserzioni pubblicitarie un biglietto aereo, o di un vestito, un paio di scarpe o una marca di moda particolarmente apprezzata e il nostro smartphone è sempre pronto ad inviarci segnali su dove acquistare questo tipo di merce. Come è possibile? Il nostro telefono può davvero ascoltare le nostre conversazioni e lasciare che terze parti ne beneficiano? Molte aziende hanno fermamente negato questa teoria, tra cui Facebook, ma c’è anche chi sostiene che stiano mentendo. Sappiamo che i nostri smartphone sono in grado di ascoltarci ed elaborare le nostre richieste, principalmente tramite gli assistenti virtuali, ma secondo Peter Hannay, consulente di cyber sicurezza e professore all’università di Edith Cowan, non si limiterebbero a questo. Secondo Hannay, infatti, i nostri telefoni sono in grado di raccogliere dati e processarli solo internamente, a meno che non si trattino di conversazioni con gli assistenti virtuali. Nonostante ciò tutte le terze aziende presenti sul nostro telefono, attraverso le applicazioni scaricate, hanno accesso a questi dati interni. Sempre secondo il professore ci sarebbero dei fattori scatenanti secondo i quali periodicamente le nostre app accedono ai microfoni ed inviano le informazioni ai server delle compagnie. La teoria di Peter Hannay è stata fermamente negata da Facebook e tutti gli altri social e grandi compagnie informatiche.

L’esperimento di Peter HannayLe grandi aziende ci spiano

Per riuscire a dare alla sua teoria delle solide basi, Peter Hannay ha effettuato un piccolo e semplice esperimento: due volte al giorno, per cinque giorni, ha pronunciato al proprio smartphone le stesse due frasi, “Sto pensando di ricominciare l’università” e “Ho bisogno di vestiti economici per l’ufficio”. Dopodiché ha cominciato a controllare accuratamente le inserzioni pubblicitarie di Facebook, iniziando a trovare informazioni sui corsi universitari e diverse inserzioni di marche di abbigliamento. Nonostante i suoi sforzi l’esperimento di Peter non ha portato a nulla, in molti lo ritengono semplicemente paranoico, da più che Facebook nega fermamente di poter aver accesso ai microfoni. Nonostante ciò la politica pubblicitaria di Facebook è mirata a target specifici, mostrandoci solamente pubblicità mirata, senza bisogno di ascoltare le nostre conversazioni. Esso, infatti, rileva l’età, il sesso, gli hobby, scruta i nostri interessi, attraverso i post che condividiamo, i like che mettiamo, le pagine che visualizziamo, riuscendo a dare la parvenza di essere in grado di ascoltarci o addirittura di leggerci nel pensiero. Quindi per ora non possiamo avere la certezza né dell’uno né dell’altro, ma possiamo solamente rimanere nel dubbio, cercando di non cadere nel baratro della paranoia.

Non solo le grandi aziende

Le grandi aziende ci spiano

Dopo essersi prontamente difese, le grandi  aziende puntano il dito sulle app minori. Essi sostengono, infatti, che non è di Facebook e Google che dovremmo aver paura, ma di tutte quelle applicazioni minori e sconosciute che riempiono i nostri smartphone. Le grandi compagnie, infatti, sono sempre sotto gli occhi di tutti, e nonostante ci siano già stati diversi scandali in passato, come quello di Cambridge Analytica, riguardante Facebook, esse ci assicurano di trattare con trasparenza i dati che raccolgono nei loro server, dati che affermano, provengono sono dalle conversazioni con gli assistenti virtuali. Ma le compagnie più piccole, quelle di cui nessuno si preoccupa, che passano inosservate attraverso i nostri cellulari, è di quelle che dovremmo preoccuparci. Per lo meno è quello che sostiene quello che al momento è il fronte compatto Google – Facebook, i quali affermano, inoltre, di essere in prima linea per tutelare i propri utenti da questa minaccia.

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