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Voyager 1 riaccende i propulsori dopo 37 anni

Alcuni miti non accusano il passare degli anni… è proprio il caso di dirlo per Voyager 1, la sonda che la NASA ha riattivato proprio in questi giorni dopo ben 37 anni di stand-by

Che le sonde Voyager siano state fatte per durare non vi è alcun dubbio… eccone l’ennesima riprova

Dopo essere rimasti fermi per 37 anni, un set di propulsori della sonda spaziale Voyager 1 è stato riattivato per la prima volta dall’agenzia spaziale americana per estendere il più possibile la missione che dura ormai dal 1977, anno in cui fu lanciata. L’accensione è stata eseguita Mercoledì 29 Novembre e il buon esito è stato comunicato nei giorni immediatamente successivi.

Voyager 1 è una protagonista di tutto rispetto delle indagini spaziali per gli essere umani: si tratta, infatti, dell’unico oggetto costruito dall’uomo ad avere raggiunto lo Spazio interstellare, la porzione di Spazio tra una stella, in questo caso il nostro Sole, e le altre. La sonda rappresenta a tutti gli effetti il nostro pioniere spaziale più lontano e più veloce (circa 17 km/s). Venne lanciato nell’estate del 1977 da Cape Canaveral.

Voyager 1 è ora impegnata nello studio della zona dove termina l’influenza del vento solare ed inizia lo spazio interstellare e si trova attualmente a circa 20 miliardi di chilometri dalla Terra.

Voyager 1

Malfunzionamenti da usura

A partire dal 2014, però, i set standard di propulsori della sonda, utilizzati per orientarla in modo che la sua antenna sia sempre indirizzata verso la Terra, hanno iniziato a manifestare dei problemi legati alla fisiologica usura temporale. Per comunicare, infatti, con le sonde in viaggio nello spazio occorre che l’antenna che sta inviando e ricevendo segnali sia orientata con precisione verso l’antenna di Terra.

Tale orientamento è sempre più importante al crescere della lontananza della sonda dal pianete Terra a causa dell’affievolirsi del segnale emesso.

Le sonde Voyager sono in viaggio da 40 anni e hanno sempre orientato le loro antenne, una per ciascuna sonda, con dei razzetti per il controllo di assetto.

La svolta nella riprogrammazione di un vecchio software

I ricercatori della NASA, preoccupati dall’eventualità di non riuscire più a comandare Voyager 1 e a perderne i contatti, hanno attentamente studiato i vecchi programmi che ne definiscono il funzionamento. È stato necessario rispolverare un software che era stato utilizzato l’ultima volta nel 1980 e modificarlo, dopo avere fatto qualche sforzo per capire il linguaggio di programmazione datato e obsoleto, per usare i propulsori in modo impulsivo e non continuo.

Voyager 1
Cape Canaveral

Dopo l’analisi giunsero alla conclusione che avrebbero potuto sfruttare un set diverso di propulsori inizialmente progettati per altri scopi, legati a correggere la rotta della sonda quando decenni fa raggiunse pianeti come Giove e Saturno, nel suo cammino verso i confini del Sistema solare.

Quei propulsori non erano più stati utilizzati dopo l’8 novembre 1980, quindi non era sicuro che potessero funzionare. Dopo avere inviato il comando per riattivarli, i ricercatori hanno atteso con apprensione le oltre 39 ore necessarie, a causa dell’immensa distanza, per ricevere un segnale di risposta dalla Voyager 1. Il messaggio è infine arrivato confermando l’esito positivo del test.

I propulsori si sono accesi e hanno prodotto i brevissimi getti che erano stati richiesti lavorando come se fossero stati usati ieri per l’ultima volta.

Voyager 2

Grazie a questi propulsori ora la NASA potrà mantenere i contatti per almeno altri 3 – 4 anni con la sonda, i ricercatori sono intanto al lavoro per studiare un sistema analogo da utilizzare su Voyager 2, la sonda gemella che si appresta a raggiungere lo Spazio interstellare.Voyager 2

Tutti i propulsori delle due sonde Voyager sono stati realizzati dalla Aerojet Rocketdyne. Lo stesso tipo di propulsori, detti MR-103, hanno volato anche su altre sonde della NASA come Cassini e Dawn.

Le navicelle spaziali Voyager sono state progettate e costruite dal JPL, che sta continuando ad occuparsi delle operazioni in volo.

Davvero un’operazione che ha dell’incredibile…