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Le app spia rimosse da Google presenti su Play Store

Avast sì accorge di sette app spia sul Play Store

Il Google Play Store

Google si è trovata a dover rimuovere alcune applicazioni dal suo store. Le app spia rimosse sono ben 7. Queste erano in grado di raccogliere e inviare a terzi informazioni relative a posizione, contatti, registro chiamate e messaggi digitati sullo smartphone. Sono state rimosse sopratutto per evitare problemi legati all’utilizzo dei dati a fini di stalking.

Infatti non si tratta di una violazione della privacy ad appannaggio di aziende, con vendita di dati a fini di marketing, ma al contrario i dati ricavati venivano utilizzati da persone comuni.

Le app, progettate da uno sviluppatore russo, davano l’accesso ai dati privati come conversazioni e spostamenti di altri possessori di smartphone. Ad accorgersi del problema è stato il team di Avast, famoso software antivirus disponibile anche per il mobile.

Le app spia rimosse

Le applicazioni sotto accusa sono:
1) Track Employees Check Work Phone Online Spy Free
2) Spy Kids Tracker
3) Phone Cell Tracker
4) Mobile Tracking
5) Spy Tracker
6) SMS Tracker
7) Employee Work Spy

Il team di Avast ha sottolineato poi che avevano registrato circa 130 mila installazioni, in particolare Spy Tracker e SMS Tracker hanno realizzato 50 mila download a testa.

app spia rimosse
Le app del Play Store sono costantemente monitorate

Facendo caso ai nomi, si può notare che l’intento era quello di controllare sopratutto gli spostamenti e le attività dei minori. Ma in breve tempo si sono rivelate molto utili anche per chi utilizzava quei dati per scopi ben diversi.

Molti stalker, come partner o ex facevano uso di questi strumenti per controllare le proprie vittime.

Come funzionavano le app spia rimosse

L’utilizzo era molto semplice, bastava infatti installare l’applicazione sullo smatphone della vittima e poi il software lavorava in background rimanendo invisibile.

Sullo store l’app Spy Tracker si pubblicizzava così: «Scopri di più sulla vita, gli interessi, gli amici e i piani di tuo figlio. I genitori sono responsabili di ogni passo che i loro figli fanno. Questa app è creata per monitorarli e proteggerli».

I risvolti etici

Come tutte le applicazioni, però il problema principale è l’uso che se ne fa. Come DeepNude era nata per divertimento ed è finita per essere usata per fare scherzi e provocare le vittime del fake, anche queste app spia rimosse hanno un percorso simile.

Infatti ci vuole davvero poco dal passare a una mera operazione di controllo, anche in caso sia legittimo come per i figli, ad una vera e propria attività di stalking.

Un report del Citizen Lab dell’università di Toronto riguarda proprio i crimini effettuati tramite l’utilizzo della tecnologia. La ricerca, intitolata “Il predatore nella tua tasca”, ha dimostrato il ruolo della tecnologia in moltissimi casi di violenza domestica, proprio tramite questa applicazioni di monitoraggio di posizione e contenuti.

app spia rimosse
Lo smartphone è utilizzato sempre più spesso per lo stalking

Avast e Google però si sono alleate e grazie alla piattaforma apklab.io le altre applicazioni simili alle app spia rimosse saranno più facilmente individuabili e quindi tolte più velocemente dal Play Store.

Il direttore di Federprivacy, Nicola Bernardi, si ritiene preoccupato: anche se tali applicazioni non hanno avuto un ruolo principale in Italia, è vero che il trend del loro utilizzo è in crescita. Ormai la diffusione della tecnologia è talmente ampia che qualunque cosa può diventare un mezzo per spiare le altre persone.

I controlli di Google

Fortunatamente Google si impegna a controllare frequentemente le app caricate sullo store. Dato che è evidente che ogni tanto qualche app scappi ai controlli in fase di caricamento e non rispetti le linee guida dello store.

A inizio anno infatti erano state rimosse più di 200 app e giochi dal Play store perché contenevano un adware. Queste era in grado di lanciare annunci in background, aprire pagine del browser senza far notare la sua presenza sullo smartphone. Ad accorgersi dell’adware questa volta è stata la società Check Point.

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