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Apollo 10, cinquant’anni fa le prove del primo allunaggio

Apollo 10, sono passati cinquant'anni dalle prove generali dell'atterraggio sulla Luna

Apollo 10, cinquant'anni fa le prove dello sbarco sulla Luna

Correva l’anno 1969 quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin misero per la prima volta piede sul suolo lunare. La missione dell’Apollo 11 è stato un evento di portata storica. Quello che però non tutti forse sanno è che il 18 maggio dello stesso anno si svolse un’altra importante missione lunare; quella dell’Apollo 10.

La sequenza dei numeri non è casuale. Senza il contributo dell’Apollo 10, infatti, non ci sarebbe stato nessun allunaggio.

L’Apollo 10 doveva fungere da apripista per la missione di Armstrong e Aldrin.

L’obiettivo era di avvicinarsi quanto più possibile al suolo lunare, verificando che non ci fossero emergenze o contrattempi dell’ultimo minuto. Nessun “Houston, abbiamo un problema” doveva mettere a rischio il giorno più importante del 1969.

Si trattò quindi di un’autentica “prova generale” in vista di quel piccolo passo per l’uomo che avrebbe cambiato la Storia.

L’equipaggio dell’Apollo 10

Come abbiamo visto, il compito dell’Apollo 10 era di portarsi in prossimità della superficie Lunare, senza però sfiorarla.

La scelta dell’equipaggio ricadde su tre veterani della NASA; Eugene Cernan, John Young e Thomas Stafford.

L'equipaggio
Cernan, Stafford e Young

I tre uomini avrebbero dovuto ripercorrere ogni fase della missione che, due mesi più tardi, avrebbe portato Armstrong e Aldrin sulla Luna. Era fondamentale accertarsi che non ci fossero ostacoli e che le apparecchiature fossero sotto controllo.

In una missione di importanza mondiale come quella dell’Apollo 11, nulla doveva andare storto. Non si poteva lasciare al caso neppure il minimo dettaglio. Di qui la necessità di organizzare un simil-allunaggio, a distanza di un paio di mesi dal giorno dello sbarco.

Gli ordini, però, erano tassativi. Per quanto il mezzo spaziale dei tre astronauti potesse avvicinarsi alla Luna, essi non potevano per nessun motivo sbarcare.

Quell’onore era riservato alla missione successiva, su cui il mondo intero avrebbe puntato gli occhi.

Ma se lo sbarco dell’uomo sulla Luna avvenne senza imprevisti, il merito fu anche di Young, Stafford e Cernan.

Quando “Snoopy” si avvicinò alla Luna

L’equipaggio della missione partì dall’Air Force di Cape Canaveral.

Il modulo spaziale, proprio come quello dell’Apollo 11, era composto da due unità; una sezione di controllo e un lander.

Quest’ultimo fu soprannominato Snoopy, come il simpatico cagnolino delle strisce a fumetti dei Peanuts. Snoopy divenne quindi la mascotte della missione.

La terra vista da Snoopy
La terra vista da “Snoopy”, il lander dell’Apollo 10

Il modulo di comando dell’Apollo 10, su cui rimase il solo comandante Young, portava invece il nome di Charlie Brown.

Stafford e Cernan presero il controllo del lander e si staccarono dal modulo principale. Snoopy si avvicinò così fino a 15 chilometri dalla superficie. Gli astronauti testarono anche il radar di atterraggio, che avrebbe permesso ad Armstrong di sbarcare senza problemi.

Dai 15 chilometri in poi sarebbero iniziate le procedure di discesa. A quel punto Armstrong avrebbe proceduto “senza rete”, affidandosi solo alle simulazioni con rover delle precedenti esplorazioni lunari.

Le cronache dell’Apollo 10 raccontano che l’entusiasmo di Stafford e Cernan fu incontenibile. “Abbiamo appena visto la terra sorgere”, riferì Cernan in una registrazione. “E’ magnifico. Siamo vicini, piccola!” concluse rivolto alla Luna.

Che mai come quel giorno sembrò davvero “a portata di mano”.

Apollo 10, i misteri mai svelati

La missione dell‘Apollo 10 non è tuttavia priva di dicerie e misteri.

Il più longevo dei quali sarebbe quello che riguarda un suono misterioso, registrato dai macchinari della NASA durante le trasmissioni.

Apollo 10
I misteri della missione Apollo 10

Durante la missione, infatti, l’Apollo 10 orbitò per più di un’ora sul “lato oscuro della Luna“. Il segnale audio non poteva coprire quella distanza e le comunicazioni con la Terra si interruppero. L’equipaggio, per tutto quel tempo, si ritrovò “abbandonato” a sé stesso.

Ma alla NASA giunsero ugualmente dei suoni che, sul momento, destarono molte curiosità. Chi poté ascoltare le registrazioni parla di un suono simile a una sirena, molto assordante e che gli scienziati non riuscivano a spiegarsi.

Un “mistero” che ha continuato a far parlare di sé per quasi cinquant’anni. Oggi, però, le fonti più autorevoli ritengono che il fenomeno sonoro sia stato causato da un’interferenza fra il lander Snoopy e Charlie Brown, il modulo di controllo.

Una spiegazione che, però, non convince del tutto gli appassionati di misteri e complotti.

La NASA celebra la missione Apollo 10

Da allora sono passati cinquant’anni. Stafford, Cernan e Young non hanno raggiunto certo la popolarità di Armstrong. Ma è a loro che si deve il merito di aver permesso un allunaggio in sicurezza. E per questo la NASA ha voluto celebrarli, con una cerimonia dedicata all’Apollo 10.

Apollo 10, 50 anni dopo
Le celebrazioni per il cinquantenario dell’Apollo 10

Una cerimonia che, naturalmente, ha incluso anche i Peanuts. I personaggi a fumetti creati da Charles Schulz sono delle autentiche mascotte della sicurezza in ambito spaziale.

Tanto è vero che la NASA assegna regolarmente il premio Silver Snoopy a chi si fregia di risultati eccezionali in missioni finalizzate a garantire la sicurezza di astronauti e mezzi di trasporto.

E in occasione dei cinquant’anni della missione Apollo 10, sulle televisioni statunitensi è andato in onda il cortometraggio “Peanuts in Space: Secrets of Apollo 10”.

Anche il centro spaziale di Houston ha preso parte alla giornata di attività commemorative per la missione. Il prossimo obiettivo della NASA è il ritorno dell’uomo sulla Luna, previsto per il 2024. Una data che si preannuncia altrettanto “fatidica”, e per cui fervono già i preparativi.

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