Asteroidi pericolosi: i programmi di monitoraggio e le strategie

Nessun asteroide killer colpirà la Terra a settembre, ma quello degli oggetti celesti in orbite per noi pericolose è un problema che i ricercatori non sottovalutano.

cor_sc-088-0150.630x360[1]Un sempreverde tra i rumors sui social network è la prossima fine del mondo, spesso causata dall’impatto di un asteroide con la Terra. L’allarme più recente riguarda un’apocalisse tra la metà e la fine di settembre 2015, notizia virale – nel linguaggio della Rete – e ripresa (ironicamente) da diversi giornali, come in questa pagina del Mirror.

3 MILIONI DI KM. Delle apocalissi meteoriche, questa o una qualunque delle prossime, abbiamo parlato con Giacomo Tommei, ricercatore presso il Dipartimento di matematica dell’Università di Pisa e parte attiva di NEODyS, progetto di monitoraggio delle orbite degli asteroidi che possono passare vicino al nostro pianeta.

All'origine della bufala: la "notizia" sul sito della Nasa. L'avviso in testa alla pagina recita "The information on this page is fictional" e riporta data e luogo dove è stato condotto il test ("emergency response exercise"): Frascati, 13-17 aprile 2015. | NASA/NEAR EARTH OBJECT PROGRAM
All’origine della bufala: la “notizia” sul sito della Nasa. L’avviso in testa alla pagina recita “The information on this page is fictional” e riporta data e luogo dove è stato condotto il test (“emergency response exercise”): Frascati, 13-17 aprile 2015. | NASA/NEAR EARTH OBJECT PROGRAM

A settembre, commenta Tommei osservando le tabelle dei NEO (Near Earth Object), il passaggio ravvicinato più prossimo sarà a 0,02 unità astronomiche: l’unità astronomica (UA) è per definizione 150 milioni di chilometri (la distanza media tra la Terra e il Sole), perciò KS76, un oggetto di dimensioni comprese tra i 13 e i 30 metri di diametro, passerà a 3 milioni di chilometri dalla Terra. Oltre otto volte la distanza tra la Terra e la Luna.

Ma da qui a poco ci sarà per davvero un “evento spaziale”:
arriva l’autunno!

COME FUNZIONA. Bufale a parte, la minaccia potenziale rappresentata dagli oggetti che attraversano le orbite dei pianeti del Sistema Solare – e in particolare della Terra, per ovvi motivi – non è da sottovalutare. Tant’è che molti scienziati e ingegneri impegnati nei numerosi programmi spaziali in corso, spesso mettono in primo piano la necessità di intensificare i programmi di sorveglianza dello Spazio attorno a noi, anche a scapito delle più suggestive missioni verso Marte o verso la Luna.

Gallery – Una base sulla Luna

«Oggi il calcolo dell’orbita di un asteroide – spiega Tommei – si basa su osservazioni effettuate da osservatori in tutto il mondo, raccolte poi dal Minor Planet Center di Boston. Più osservazioni di qualità possediamo, maggiore è l’accuratezza delle previsioni sulla posizione che occuperà un determinato oggetto di qui a un certo periodo di tempo, mesi o anni.»

67P/Churyumov-Gerasimenko fotografata da Rosetta lo scorso 15 giugno: è un oggetto grande circa 3×4 chilometri. | ESA

L’impresa di Rosetta, che ha raggiunto un asteroide di dimensioni significative, dimostra che possiamo calcolare con buona precisione la traiettoria di un oggetto celeste, e che abbiamo la capacità di raggiungerlo, tempo permettendo. Perché i problemi sono la dimensione e il fatto che per scoprirli dobbiamo guardare nella direzione giusta nel momento giusto, fatti tutt’altro che scontati.

GLI ASTEROIDI PIÙ PICCOLI. Un sistema basato sull’osservazione diretta è messo in difficoltà da oggetti con pochi metri di diametro. «Il primo asteroide di queste dimensioni che abbiamo monitorato è stato 2008 TC3, scoperto appunto nel 2008 solo 20 ore prima dell’impatto avvenuto nel deserto del Sudan», aggiunge Tommei.

La Terra viene colpita da oggetti di queste dimensioni almeno una volta l’anno: alcuni si sbriciolano attraversando l’atmosfera, molti cadono negli oceani (il 70% del pianeta è coperto d’acqua). «Se siamo fortunati», aggiunge Tommei, «li osserviamo mentre transitano vicino alla Terra, cioè qualche ora o qualche giorno prima di un eventuale impatto.»

Qui sotto, il video del meteorite caduto in Russia il 15 febbraio 2013.
https://www.youtube.com/watch?v=QIMKQihoYRI

Le peculiarità di questi eventi minori stimola gli studiosi: «I cosiddetti impatti imminenti sono un ambito di ricerca molto attuale. In particolare si tratta di calcolare la probabilità di impatto di oggetti molto piccoli e scoperti da poco, quindi sulla base di informazioni scarse», sottolinea Tommei.

OGGETTI MEDI E GRANDI. Dimensioni maggiori rendono potenzialmente più facile la scoperta a distanza. «La maggiore distanza lascia abbastanza tempo per raccogliere osservazioni e dati a sufficienza per calcolare con maggiore accuratezza l’orbita».

Per quanto riguarda gli oggetti con dimensioni tali da poter causare danni su scala planetaria, «le orbite di tutti quelli scoperti sono sotto controllo», sottolinea Tommei, «ma serve uno sforzo in più per identificare e censire i molti oggetti celesti di qualche centinaia di metri di diametro», che spesso sfuggono all’osservazione.

Gallery – Sott’acqua con la Nasa per fermare gli asteroidi

LA TEORIA DEL CAOS. Più osservazioni di qualità possediamo, maggiore è l’accuratezza delle previsioni, ma resta un problema: «Sono calcoli molto complessi. Solo nel 1999 si è giunti ad algoritmi sensati, perché le orbite degli asteroidi sono fortemente caotiche», spiega Tommei. «Un sistema caotico è… impredicibile! Perché anche una piccola variazione delle condizioni iniziali porta a risultati – e orbite – completamente diversi: questo è l’effetto butterfly

Le orbite degli asteroidi sono fortemente caotiche perché condizionate dall’incontro ravvicinato con i pianeti (la Terra, Marte, Giove soprattutto), che introduce elementi di incertezza nei modelli di calcolo. Così può accadere che la prossimità di un altro oggetto celeste modifichi in modo radicale e imprevedibile l’orbita di un asteroide.

Gallery – Colonie spaziali stile vintage

MISSIONI DI SALVATAGGIO. Supponiamo di scoprire che molto probabilmente un asteroide di grandi dimensioni colpirà la Terra fra una ventina di anni: che cosa potremmo fare?

«La soluzione migliore non è la forza bruta», risponde Tommei, sgombrando il campo dagli scenari cinematografici alla Armageddon (il film del 1998 di Michael Bay, con Bruce Willis e Ben Affleck). «Allo studio ci sono invece missioni spaziali mirate a deflettere gli asteroidi. Si tratta cioè di inviare una missione sull’asteroide per dargli una piccola bottarella, una variazione anche minima di velocità e direzione che si propaghi nel tempo in modo che, al momento della collisione prevista, in realtà la Terra e l’asteroide si manchino. Più tempo abbiamo a disposizione, più semplice è attuare questa strategia.»

Fonte Focus.it

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