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Deficit delle cellule cerebrali

Il segno della depressione potrebbe essere nascosto nelle nostre cellule celebrali. Vediamo cosa è stato scoperto su deficit di queste cellule.

Sono molte le persone che soffrono di depressione e stress. A quanto pare un deficit delle cellule celebrali potrebbe essere una delle cause. Vediamo insieme cosa succede nel nostro cervello quando arrivano ansia e depressione.

Deficit e depressione

Nel cervello di persone con gravi forme di depressione, il numero di astrociti, un’importante popolazione di cellule di supporto dei neuroni, appare inferiore alla norma.

La scoperta dell’anomalia di queste cellule celebrali conferma i risultati ottenuti in passato sullo studio dei deficit mentali.

Adesso però da una nuova analisi di campioni post mortem emerge un nuovo fattore: alcune indicazioni terapeutiche potrebbero essere utili per risolvere questi deficit e quindi i problemi di ansia e depressione in molti soggetti.

Cervello e deficit mentali

Il cervello è formato da miliardi di cellule, chiamate neuroni, che comunicano tra loro attraverso impulsi elettrici e messaggi chimici. Questi ultimi sono trasmessi mediante il rilascio di particolari sostanze, i neurotrasmettitori, grazie ai quali le cellule nervose “si parlano” tra di loro.

Il passaggio delle informazioni tra due neuroni inizia con il “rilascio” dei neurotrasmettitori nello spazio sinaptico da parte del neurone “trasmettitore”. Il passaggio dell’informazione avviene quando i mediatori sono captati dai recettori del neurone “ricevente”.

deficit neurotrasmettitori
I neurotrasmettitori sono importantissimi per l’interscambio di informazioni tra le cellule nervose. Se vengono meno, possono crearsi dei deficit che portano alla depressione.

Successivamente i mediatori sono liberati dai legami con i recettori del neurone ricevente. In parte essi vengono “distrutti” dall’enzima monoaminoossidasi. In parte invece vengono ricaptati dal neurone “trasmettitore” che li aveva rilasciati.

Alcuni di questi neurotrasmettitori sono legati al rilascio di sostanze che spingono anche le emozioni dell’individuo. Un esempio sono la dopamina, la noradrenalina e la serotonina che regolano il tono dell’umore.

Se un soggetto è affetto da depressione, il suo cervello potrebbe avere seri problemi di deficit mentale legati ad uno squilibrio tra rilascio e captazione di queste sostanze.

Neurotrasmettitori e comportamento

Sul ruolo che i neurotrasmettitori hanno sul comportamento si può dire che la serotonina controlla principalmente l’impulsività. Tra le altre cose è la protagonista anche dell’ideazione suicidiaria, dell’umore, dell’appetito e del sonno. Inoltre, regola le funzioni cognitive e la sessualità.

Va da sé che l’alterazione dei livelli di serotonina determina distur­bi dell’umore, del sonno, dell’alimentazione e dell’interesse sessuale. In sostanza un deficit delle cellule celebrali a livello dei neurotrasmettitori influenza immancabilmente il comportamento.

Altro esempio? La noradrenalina e la dopamina che controllano principalmente la concentrazione, l’attenzione, l’euforia, l’attività psicomotoria, l’energia, le motivazioni e le funzioni cognitive.

deficit e neurotrasmettitori
La noradrenalina e la dopamina – spesso identificate in scienza con il colore verde – sono neurotrasmettitori che controllano principalmente la concentrazione, l’attenzione e l’euforia.

La carenza di tali neurotrasmettitori determina una riduzione dell’attività psicomotoria e dell’energia psichica, con conseguente perdita d’interessi e riduzione della capacità lavorati­va. Un soggetto depresso è soggetto a tutte queste mancanze.

Il fattore ambientale nel deficit delle cellule celebrali

Al di là di ciò che abbiamo detto, è bene ricordare che ogni soggetto è diverso dall’altro.

Anche se c’è una stretta connessione tra l’azione dei neurotrasmettitori e i deficit mentali che conducono alla depressione, il ruolo svolto dall’organismo è sempre coadiuvato da quello svolto dall’ambiente.

Alterazioni temporanee dei mediatori chimici possono essere dovute a fattori costituzionali, ambientali o alla prolungata esposizione a situazioni stressanti.

Per questo motivo è bene ricordare che mente e corpo lavorano in tandem e che anche se la terapia farmacologica può aiutare ad aumentare il rilascio di questi neurotrasmettitori, per la cura di un soggetto depresso affetto da deficit mentali è sempre bene studiare anche terapie cognitive alternative.

Neurotrasmettitori e antidepressivi

Finalmente, dopo anni di studio, i neurologi, gli psichiatri e gli psicoterapeuti sono riusciti a trovare un punto d’incontro per la cura della depressione e dell’ansia.

In molti casi il giusto compromesso è una terapia combinata che vede l’utilizzo sia degli antidepressivi, sia della psicoterapia cognitiva.

Soffermandoci anzitutto sui i primi, possiamo dire che hanno iniziato ad avere valenza medica intorno agli anni ’50. All’epoca gli IMAO, inibitori della monoaminossidasi, sono stati l’elemento chiave per la cura dei disturbi da stress post traumatico.

La monoaminossidasi è un’enzima che, dopo la trasmissione del messaggio nervoso, “distrugge” serotonina, noradrenalina e dopamina nello spazio sinaptico. In questo modo si aumenta la concentrazione e la disponibilità dei neurotrasmettitori nello spazio sinaptico, il che permette a questi IMAO di svolgere un’azione antidepressiva.

deficit livello sinaptico
A livello delle sinapsi vanno ad agire anche i farmaci contro la depressione per stimolare le risposte che altrimenti non ci sarebbero a causa dei deficit delle cellule cerebrali.

Purtroppo con il tempo ci si è accorti che questi inibitori sono anche tossici soprattutto a livello epatico e spesso sono anche incompatibili con l’uso di altri farmaci salvavita.

Ecco perché con il tempo sono entrati in scena i TAC, ovvero gli antidepressivi triciclici. Questi hanno un’azione antidepressiva dovuta all’aumento della concentrazione dei neurotrasmettitori cerebrali nello spazio sinaptico, cui corrisponde il miglioramento dei sintomi depressivi.

Anche se sono meglio tollerati dall’organismo, anche questi farmaci stimolano reazioni collaterali e sono controindicati per chi soffre di glaucoma, ipertrofia prostatica e gravi cardiopatie. Per questo con gli anni ’80 sono si è iniziato ad usare gli inibitori della ricaptazione della serotonina, perfetti per ansia, distimia, disturbi del comportamento alimentare e ovviamente per la depressione cronica.

Inoltre, sono i migliori se utilizzati in combo con una terapia psicoterapeutica perché stimolano l’energia psichica.

Neurotrasmettitori e energia psichica

L’energia psichica è una vera e propria energia che si esprime sotto forma di slancio vitale che spinge verso il raggiungimento di scopi e la realizzazione di desideri.

Ognuno di noi ne possiede, fin dalla nascita, una quantità definita che varia da individuo a individuo. Questo significa che ci sono persone che hanno una dotazione energetica maggiore rispetto ad altre.

Utilizzando la metafora di un conto corrente bancario, alcuni nascono più ricchi e altri meno. Certo è che nessuno ne ha una quantità illimitata per cui è importante tenere conto del bilancio tra le uscite e le entrate di questa energia.

Se una persona è esposta, per tempi eccessivamente lunghi, a situazioni stressanti che richiedono una forte spesa energetica e se tali “uscite” eccessive non sono compensate da “entrate” tali da controbilanciarle, può verificarsi un deficit di energia psichica e, tornando alla metafora prima citata, il “conto corrente” va in rosso.

Quando ciò si verifica, compaiono i sintomi tipici dei disturbi depressivi o dei disturbi d’ansia.

Ecco che il legame tra i farmaci, che intervengono a livello biochimico, e la psicoterapia, che interviene principalmente sulla ricarica di questa energia psichica, diventa fondamentale per risolvere i deficit delle cellule cerebrali che portano alla depressione.

 

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