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Sembra uno scenario fra i più classici del cinema hollywoodiano; virus creati dall’IA in un laboratorio con formule top-secret. Ma quella che fino a pochi decenni fa sarebbe stata solo l’ennesima teoria complottistica, potrebbe invece rivelarsi un punto di svolta per la medicina del domani. Così, almeno, sostengono i ricercatori dell’Arc Institute e dell’University di Stanford.
I nuovi virus creati dall’IA, infatti, saranno fondamentali per lo sviluppo di nuovi farmaci e terapie rivoluzionarie. Consentendo alla medicina di debellare ceppi batterici sempre più aggressivi, prima che possano causare danno all’organismo. Ma negli ambienti scientifici si discute già sulle implicazioni etiche della scoperta. E, soprattutto, sui rischi che comporta. Una volta imparato a codificare i virus, l’IA potrebbe essere usata per creare nuove armi biologiche di distruzione di massa? Come sempre i pareri sono discordanti; l’Intelligenza Artificiale continua a dividere l’opinione pubblica, nel bene e nel male.
Ma come si è arrivati alla creazione di questi virus da parte dell’IA, e quali sono le prospettive per il futuro della ricerca? Scopriamolo insieme.
I virus creati dall’IA per sconfiggere l’Escherichia Coli
Quello del virus bio-tecnologico creato in laboratorio è senz’altro un topos molto comune nella letteratura e nel cinema di fantascienza. Un concetto che oggi diventa realtà. Dalla Stanford University e dall’Arc Institute, infatti, arriva una ricerca destinata a cambiare profondamente il mondo della medicina, anche farmaceutica. Ben sedici nuovi virus creati dall’IA, che ne ha scritto il genoma. E dalle prime sperimentazioni, sembra che i virus siano perfettamente funzionanti. Ma l’umanità non corre rischi; i virus non sono nocivi per il corpo umano e attaccano solamente batteri pericolosi per la nostra salute.

Batteri come l’escherichia coli, che è stata proprio al centro dello studio in questione. E i risultati hanno superato le aspettative del pool di ricercatori. L’obiettivo dell’esperimento era quello di trovare nuove soluzioni per debellare i ceppi batterici più aggressivi e resistenti agli antibiotici. Occorreva un virus in grado di nutrirsi dei batteri di E. Coli senza danneggiare l’organismo, con un genoma completo a prova di errore. Così, gli scienziati della Stanford University e dell’Arc Institute si sono affidati a Evo, un’Intelligenza Artificiale specializzata in biologia.
“Il ChatGPT della genetica”, come viene chiamato Evo, ha prodotto così 302 virus. Di questi, sedici hanno superato la fase di test, riproducendosi velocemente e distruggendo tre ceppi di E. Coli con cui sono entrati in contatto. Un risultato infinitamente superiore a quanto si poteva ottenere con la versione “naturale” dello stesso virus, ΦX174, il cui genoma fu sequenziato già a partire dal 1977.
Luci e ombre sull’uso dell’Intelligenza Artificiale in medicina
Per quanto sensazionale, la scoperta dei sedici virus creati dall’IA ha anche sollevato nuovi dibattiti e polemiche, sia nei circoli scientifici che nell’opinione pubblica. Come sempre, i pareri in merito alla salute umana sono spesso discordanti, con posizioni anche molto veementi.
Nello specifico, c’è chi si interroga sulle implicazioni etiche e sui rischi che comporta l’uso dell’IA per creare dei virus. Che, in questo caso, sono sì innocui e monitorati dagli scienziati; ma che potrebbero essere un “precedente” pericoloso. In mano a malintenzionati e terroristi, l’IA potrebbe creare dei virus pericolosi per la salute degli esseri umani?

Non si tratta di paranoia. Già da decenni Hollywood ha puntato i riflettori sulla minaccia concreta delle armi batteriologiche, sicuramente uno degli strumenti di distruzione più temuti. Gli stessi ricercatori hanno ammesso che in ambito medico/scientifico occorre mantenere alta la soglia di attenzione e prendere opportune misure di biosicurezza. Il rischio, non indifferente, è che si possa usare l’Intelligenza Artificiale per potenziare virus ben più pericolosi, come quello del vaiolo, o batteri come l’antrace. Insomma, il pericolo non sta nella tecnologia in sé, ma come sempre nel suo utilizzo. E per questo, avvertono gli scienziati, non bisogna mai abbassare la guardia affinché scoperte rivoluzionarie non si trasformino in minacce concrete.
