
Il 6 agosto del 1945 la prima bomba atomica mai utilizzata durante un conflitto bellico, denominata Little Boy, viene sganciata dagli Stati Uniti sulla città giapponese di Hiroshima. La bomba tocca il suolo, il fungo atomico si alza verso il cielo, lasciando dolore e devastazione dietro di sé. Da quell’esplosione è nato un materiale mai visto prima, che oggi viene studiato dal Professor Mario Wanner. Al materiale in questione è stato dato il nome di Hiroshimaite: il materiale nato a Hiroshima dopo l’esplosione della bomba atomica.
Hiroshima – 6 agosto 1945
È la mattina del 6 agosto 1945, il bombardiere statunitense Enola Gay, pilotato dal colonnello Paul Tibbets, sorvola la città giapponese di Hiroshima.

A bordo il primo ordigno atomico destinato a un conflitto bellico: la bomba atomica soprannominata Little Boy. Si tratta di un ordigno a fissione nucleare basato sull’Uranio 235, la cui potenza stimata è compresa tra i 13 e i 18 chilotoni.
La bomba esplose a un’altitudine di 576 metri, alle 8:16 e 8 secondi e in pochi secondi viene sprigionata una potenza pari a 15.000 tonnellate di tritolo.
Circa il 70% degli edifici dell’intera città venne raso al suolo. Le temperature al suolo superarono i 3.000 °C. Tra le 70.000 e le 80.000 persone morirono all’istante.
Niente nelle immediate vicinanze all’esplosione riuscì ad avere scampo. Niente sopravvisse e qualcosa mutò per sempre in qualcosa di mai visto prima. Una parte del materiale che venne colpito dalla terribile esplosione si trasformò in qualcosa non solo di mai visto prima, ma di irripetibile.
Cos’è l’Hiroshimaite
Nella zona di Hiroshima sono state trovate delle strane sfere vetrose. Esse videro la luce solamente nel 2019, dopo essere rimaste sepolte sotto la sabbia della baia di Hiroshima per decenni.

Il professor Mario Wanner fu il primo ad accorgersi delle sferule, ma solo oggi possiamo renderci conto della portata della scoperta.
Esse sono fatte di una strana lega metallica a sette componenti, una lega mai vista prima. Per capire l’importanza della scoperta e scoprire cosa nascondessero le sferule il professor Mario Wanner ha collaborato con il geologo Luca Bindi, dell’Università di Firenze.
Lo studio del geologo Bindi è stato pubblicato solamente quest’anno su Science Advanced. Tale studio evidenzia quanto sia difficile riuscire a replicare l’hiroshimaite, il materiale nato dalle condizioni estreme dell’esplosione della bomba atomica.
Un’incredibile lega di metalli
Il professor Bindi ha analizzato queste piccole sferule, rendendosi subito conto del fatto che al loro interno ci fossero intrappolati diversi metalli.
Quando il geologo ha capito la reale portata della scoperta ha bombardato con i raggi X la struttura tridimensionale, confermando l’ipotesi già fatta: tale lega metallica non si era mai formata precedentemente, né in natura, né in laboratorio.
La lega di metalli è così composta: ferro (circa il 62,7%), cromo (14,7 %), nichel (8,9 %), molibdeno (3,7 %), manganese (2,1 %) e alluminio.
“Ogni goccia di vetro è come un laboratorio in miniatura, che conserva tracce di reazioni chimiche che avvengono in un battito di ciglia” – Bindi.
Riprodurre questo risultato è pressoché impossibile. Probabilmente la lega è il frutto delle condizioni estreme che si sono verificate al momento dell’esplosione della bomba atomica: un repentino ed estremo riscaldamento, seguito da un altrettanto fulmineo raffreddamento.
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