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OOPArt, gli oggetti fuori dal tempo

OOPArt sta per Out Of Place ARTifacts e significa letteralmente “Artefatti fuori luogo”

Gli OOPArt sono dei reperti archeologici che, in teoria, non potrebbero appartenere al tempo in cui si stima siano stati creati o al luogo in cui sono stati ritrovati. Di cosa stiamo parlando? Vediamo insieme cosa sono questi oggetti fuori luogo!

OOPArt i teschi di cristallo. Questo è uno dei 13 dispersi nelle collezioni di tutto il mondo. Si trova al National Museum e, anche se la leggenda dice il contrario, non si è mai mosso nella sua teca.

È possibile che un carro armato ed un elicottero siano stati incisi su un bassorilievo di un antico tempio egizio? Nel 1960 è davvero stata trovata un’altra e più vecchia Atlantide nelle Bahamas? I vichinghi avevano colonizzato il Nord America tanto da lasciare tumuli? Sì, sì e sì. Almeno se diamo per veri questi OOPArt!

Gli OOPArt possono essere di tutto e di più, e trovarsi nei posti in cui meno ce li aspettiamo. Ed è proprio questa la loro caratteristica principale! L’acronimo OOPArt sta per Out Of Place ARTifacts che letteralmente significa artefatti fuori luogo.

OOPArt il carro armato
OOPArt il carro armato e l’elicottero su un bassorilievo di un antico tempio egizio. Molti ci vedono persino una navicella aliena.

 

Si tratta di tutti quegli oggetti, quelle incisioni, quelle statue (o persino quelle città!) che non hanno motivo di essere lì. Troppo vecchi o troppo recenti, troppo grandi o troppo distanti dal loro luogo di origine ma che, a tutti gli effetti… ci sono! Anche se, molto spesso, le spiegazioni sono più semplici di quel che si creda.

Gli OOPArt più famosi al mondo: i teschi di cristallo

In assoluto gli OOPArt più famosi al mondo sono i teschi di cristallo. Dei teschi umani perfettamente riprodotti e incisi in blocchi di cristallo di quarzo e dichiarati come reperti mesoamericani precolombiani. Ti pare di averli già sentiti? Beh, sì. Sono letteralmente l’oggetto del desiderio in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo.

In realtà i teschi sono tredici e sono stati intagliati in un unico blocco di cristallo, con una tecnica ed una precisione aliene alle civiltà a cui sono stati fatti risalire. Ed effettivamente è vero, proprio perché quei teschi non sono mesoamericani ma risalgono all’800, esattamente il momento in cui vengono scoperti per la prima volta.

OOPArt i teschi di cristallo
OOPArt i teschi di cristallo. Questo è uno dei 13 dispersi nelle collezioni di tutto il mondo. Si trova al National Museum e, anche se la leggenda dice il contrario, non si è mai mosso nella sua teca.

 

Dall’800 in poi sono nate tantissime opere letterarie che parlano di questi teschi, ma nei tempi precedenti, specialmente nel periodo mesoamericano, non ce n’è traccia. Nonostante questo, secondo alcuni questi teschi hanno comunque dei poteri e nascondono moltissimi segreti.

Altri esempi di OOPArt

Un esempio di OOPArt che ha alimentato la fantasia o quantomeno la curiosità di tantissime persone è l’Isola di Pasqua. Si tratta del luogo più lontano da qualsiasi altro insediamento sulla faccia della terra, eppure ha dei giganteschi mascheroni di pietra, chiamati anche moai, a farle da guardiani.

Per anni non si riusciva a comprendere come fossero stati posti lì, poi grazie agli studi degli etnoarcheologi, si è potuto ricostruire l’intero procedimento di creazione. Mistero risolto quindi? Non proprio, dato che il sistema di glifi dell’Isola di Pasqua, il rongorongo, ancora non è stato decifrato!

OOPArt Isola di Pasqua
OOPArt Isola di Pasqua: i grandi maori messi a guardia dell’isola più lontana da tutto e tutti sono stati per anni un enorme mistero. Forse non del tutto risolto.

 

Un altro oggetto molto conosciuto è sicuramente il Papiro Tulli, un papiro egizio scritto in ieratico su cui sarebbero riportate le descrizioni di alcuni avvistamenti extraterrestri. Peccato che sia un falso, e non la prova di contatti con civiltà aliene. In uno studio tutto italiano del 2006 si notò che alcune frasi erano le stesse di un libro di grammatica, l’Egyptian Grammar, del 1927. Errori di trascrizione compresi.

OOPArt e le spiegazioni scientifiche

La maggior parte degli OOPArt si può spiegare scientificamente o anche solo con uno studio più approfondito. Non c’è nessuna seconda Atlantide alle Bahamas, erano solo dei cilindri riempiti di cemento, usati per la costruzione di porti, che erano affondati. Non ci sono elicotteri o carri armati nell’antico Egitto, si tratta solo di una sovrapposizione di geroglifici, come quando si cancella la matita ma il tratto non scompare del tutto.

I Vichinghi non hanno colonizzato davvero il Nord America, i segni del loro presunto passaggio altro non erano che reperti di antiche civiltà del luogo.

Quindi non esistono gli OOPArt davvero? Nì. In realtà ci sono ancora tantissimi oggetti a cui la scienza non ha saputo dare una collocazione. Ancora.

Gli enormi complessi fatti con blocchi di diorite di Cusco, Perù, per esempio: alcuni di questi pesano tonnellate e sono talmente rifiniti da risultare incompatibili con le tecnologie dell’epoca. E ancora, i blocchi di Puma Punku, in Bolivia: rovine megalitiche in arenaria risalenti al 500-600 a.C. Talmente grandi che allora non si sarebbero potuti trasportare. E che dire di Nan Madol in Micronesia? Delle rovine di un tempio con mura in pietra basaltica alte anche 9 metri che non si sa da chi siano state costruite.

Insomma, i misteri rimangono tanti. Non lo resteranno a lungo, magari, ma per ora sono dei veri OOPArt!

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