
Il Premio Nobel per la Fisica 2026 è stato assegnato in solitaria allo scienziato belga-americano Francis Halzen “per i contributi decisivi all’Osservatorio di neutrini IceCube e per la scoperta di neutrini di alta energia di origine astrofisica”. Nato a Tienen (Belgio) nel 1944 e laureatosi alla KU Louvain nel 1966, Halzen ha lavorato come ricercatore al CERN tra il 1969 e il 1971. È poi approdato nel 1972 alla University of Wisconsin–Madison. Già alla fine degli anni ’80, il fisico ebbe l’intuizione pionieristica di rilevare i neutrini cosmici sfruttando i ghiacci polari. In seguito è diventato Principal Investigator dei progetti AMANDA e IceCube.
I traguardi scientifici
L’assegnazione del 2026 segna uno storico primato. Halzen è infatti la prima persona a vincere il Nobel per la Fisica da solo dal 1992, anno in cui fu premiato Georges Charpak. Il cuore della sua ricerca risiede nell’Osservatorio IceCube, un’opera ingegneristica imponente completata nel 2010 al Polo Sud. L’esperimento è costituito da 91 stringhe verticali calate a una profondità compresa tra 1.450 e 2.450 metri nel ghiaccio antartico. La loro eccezionale trasparenza permette a oltre 5.000 sensori ottici (fotomoltiplicatori) di catturare la luce Cherenkov prodotta dall’interazione dei neutrini con la materia.
Nel corso degli ultimi quindici anni, IceCube ha collezionato traguardi che hanno rivoluzionato l’astrofisica. Dopo aver fornito nel 2013 la prima prova concreta dell’esistenza di neutrini extragalattici ad alta energia (fino a 2 PeV), nel 2018 l’osservatorio ha segnato una svolta storica identificando per la prima volta la sorgente cosmica di un neutrino ad altissima energia nel blazar TXS 0506+056, situato a 5,7 miliardi di anni luce. Successivamente, nel 2020 l’esperimento ha confermato l’esistenza della risonanza di Glashow. Nel 2022 ha poi individuato una seconda sorgente chiave nella galassia attiva NGC 1068 (M77). In questo caso, poiché il nucleo galattico era totalmente oscurato da densi strati di polveri e gas incrociati dalla radiazione elettromagnetica, i neutrini si sono rivelati gli unici messaggeri capaci di fuggire dall’ambiente circostante il buco nero e raccontarne la fisica.
Oggi l’eredità di IceCube ha aperto la strada all’astronomia multimessaggera globale. Altri rivelatori come KM3NeT nel Mar Mediterraneo (nei siti di ARCA in Sicilia e ORCA in Francia) e Baikal-GVD nel lago Baikal (che conta 14 cluster e oltre 4.200 moduli) stanno espandendo la rete globale, affiancati da futuri progetti nell’Oceano Pacifico e in Cina.

Francis Halzen Nobel per la fisica: l’intervista
Nella tradizionale intervista telefonica con Adam Smith di Nobel Prize Outreach, Francis Halzen ha raccontato con spontaneità il momento in cui ha appreso la notizia. L’astrofisico si trovava in una camera d’albergo a scrivere una proposta di ricerca dopo aver partecipato a un festival della scienza a Bergamo. “Ho risposto solo perché pensavo fosse una chiamata dalla Svezia”, ha scherzato Halzen. Ha aggiunto infine che il riconoscimento va condiviso con i collaboratori di IceCube e con l’infrastruttura scientifica della University of Wisconsin–Madison.
L’aspetto più sorprendente del progetto, ha spiegato il neo-premio Nobel, non è stato l’orgoglio per il risultato, ma la continua sensazione di meraviglia e fortuna. Quando l’idea fu presentata per la prima volta negli anni ’80, molti la considerarono un’idea affascinante ma irrealizzabile. “Durante un convegno a Venezia dissi che questo rivelatore sarebbe nato ‘Deo volente’, a Dio piacendo. La nostra fortuna più grande è stata scoprire che il ghiaccio di 50.000 anni fa al Polo Sud è incredibilmente puro e trasparente, permettendo alla luce blu di viaggiare per centinaia di metri. Non avevamo alcuna garanzia che fosse così.”
Halzen ha voluto sottolineare il ruolo decisivo della National Science Foundatione del Physical Sciences Laboratory dell’Università del Wisconsin, uno dei rari laboratori universitari ad aver mantenuto le competenze ingegneristiche necessarie per progettare la complessa tecnologia di perforazione ad acqua calda. Rispondendo alle domande sul futuro dell’astronomia nevtrinica, l’astrofisico ha ricordato come i neutrini permettano oggi di sbirciare nei nuclei galattici attivi e nelle immediate vicinanze dei buchi neri supermassicci, dove perfino la luce resta intrappolata. “In 15 anni di dati non abbiamo mai smesso di fare scoperte, ed è il mio augurio per le nuove generazioni di giovani scienziati”.

Una carriera leggendaria
Con oltre 1.000 pubblicazioni all’attivo, la traiettoria accademica di Francis Halzen spazia dalla cromodinamica quantistica (QCD) negli anni ’70 e ’80 fino alla nascita dell’astrofisica delle particelle. Tra i suoi articoli di riferimento spiccano la proposta originale del rilevamento di neutrini nel ghiaccio polar (Proceedings, 1988), la dimostrazione dell’uso della calotta polare come rivelatore Cherenkov (Nature, 1991) e le pietre miliari con le collaborazioni AMANDA (Nature, 2001) e IceCube (Science, 2013, 2018, 2022 e 2023).
Il Premio Nobel del 2026 rappresenta il coronamento di un lungo percorso costellato da lauree ad honorem e dai più prestigiosi riconoscimenti della comunità scientifica internazionale:
- Membro di Società Scientifiche: American Physical Society (1994), Academia Europæa (2018), National Academy of Sciences americana (2024).
- Grandi Premi Scientifici: Physics World Breakthrough of the Year (2013), Premio Balzan (2015), Premio Cocconi della European Physical Society (2015), Pontecorvo Prize (2018) e la APS Medal for Exceptional Achievement in Research ricevuta all’inizio del 2026.
L’assegnazione del Nobel a Halzen non premia soltanto un singolo scienziato, ma consacra una visione che ha trasformato un chilometro cubo di ghiaccio polare nella più grande finestra mai aperta sui misteri più remoti e violenti dell’Universo.
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