
Il programma spaziale di SpaceX ha raggiunto una tappa fondamentale. Il quattordicesimo volo di prova di Starship ha segnato il primo ingresso ufficiale in orbita terrestre e il debutto del suo primo carico pagante commerciale.
Questo sistema non è solo una svolta per l’esplorazione spaziale, ma il pilastro su cui poggeranno i futuri allunaggi del programma Artemis della NASA e l’espansione delle costellazioni satellitari Starlink e Starmind. Tra ambiziosi test tecnologici e imponenti manovre finanziarie, ecco come Starship sta ridefinendo il futuro dell’economia orbitale e dell’intelligenza artificiale.
Il programma di lancio del Flight 14
La quattordicesima missione di Starship segna un punto di svolta fondamentale nello sviluppo del vettore super-pesante di SpaceX. Rappresenta infatti il primo volo orbitale e commerciale del programma. Il piano di volo prevedeva l’apertura della finestra di lancio alle 14:15 italiane (7:15 locali) da Starbase a Boca Chica, in Texas. A differenza delle precedenti prove suborbitali da un’ora, ideate per massimizzare la sicurezza e l’apprendimento passivo, questa missione prevedeva una durata teorica di circa dieci ore.
Lo stack di oltre 120 metri, composto dal Booster 21 e dalla Ship 41 (alta 52 metri), era destinato a completare circa sei orbite attorno alla Terra a 275 chilometri di quota. Per la Ship 41, l’operazione chiave prevedeva l’accensione orbitale a 25 minuti dallo stacco, vincolata alla verifica hardware del centro controllo. Il carico pagante prevedeva l’immissione in orbita di 26 satelliti Starlink V3 attraverso una porta a fessura, tre dei quali dotati di telecamere speciali per ispezionare lo scudo termico. Il rientro finale con ammaraggio nel Pacifico, al largo del Cile, era inizialmente stimato a circa 9 ore e 50 minuti dal decollo.

Come funziona Starship di SpaceX: la cronaca del volo
Nonostante un cambio di programma in corsa, la quattordicesima missione ha rappresentato un successo strategico per l’azienda. Decollata alle 14:49 italiane, la Starship ha raggiunto l’orbita terrestre e ha rilasciato con successo tutti e 26 i satelliti Starlink V3, ciascuno in grado di aggiungere 1 Tbps di capacità alla rete globale. Tuttavia, l’insorgere di un’anomalia, lo spegnimento inaspettato di uno dei sei motori RVac dopo la separazione, ha spinto gli ingegneri del centro controllo ad applicare il principio di massima cautela. Sebbene i motori rimanenti non fossero strettamente necessari per proseguire la crociera, SpaceX ha deciso di anticipare la manovra di de-orbit burn a circa due ore e dodici minuti dal lancio.
Invece delle sei orbite previste, la nave è rientrata in atmosfera dopo circa tre ore di volo complessivo. Ha completato un ammaraggio controllato nel Pacifico, al largo delle Hawaii, intorno alle 17:00 italiane. L’integrazione operativa dei primi Starlink V3 commerciali e il raggiungimento effettivo della velocità orbitale confermano la validità del design V3 del razzo, segnando una tappa cruciale anche per il programma Artemis della NASA, che utilizzerà derivati di Starship per far allunare gli astronauti entro il 2028.
Le prossime sfide
L’anticipo del rientro spingerà verosimilmente SpaceX a ripetere le verifiche di permanenza in orbita con le prossime missioni per studiare il comportamento a lungo termine di propellenti, batterie e scudi termici. Intanto, l’azienda continua a testare le manovre di cattura al volo. Durante il Flight 14, pur senza tentare l’aggancio del Booster 21, è stato azionato il sistema di soppressione ad acqua sulla rampa per proteggere la struttura, mentre con la Ship 42 sono state simulate le connessioni al Quick Disconnect Arm (QDA) per lo svuotamento dei serbatoi.
I preparativi guardano anche a est: l’impiego della chiatta You’ll Thank Me Later e le notifiche di traffico aereo fanno presagire l’imminenza del primo lancio da Cape Canaveral in Florida, che potrebbe impiegare il Booster 43 e la Ship 43 entro la fine dell’anno, mentre il volo 15 utilizzerà lo stack 42. Questi test sono propedeutici a un’espansione spaziale senza precedenti. Oltre ad ampliare la flotta Starlink da 11.000 a 100.000 unità, SpaceX punta a lanciare fino a un milione di satelliti Starmind dedicati al calcolo distribuito per l’intelligenza artificiale. Ognuno di questi satelliti, dal peso fino a 4.000 kg, opererà in cluster da 10 elementi interconnessi a 10 Terabit per creare nodi di calcolo in orbita.

Corsa all’intelligenza artificiale e mercati finanziari
I colossali piani spaziali si intrecciano con le ambizioni infrastrutturali del gruppo guidato da Elon Musk. La complessa struttura societaria unisce infatti le attività aerospaziali, la rete Starlink e xAI. Per alimentare la capacità di calcolo necessaria alla competizione nei modelli di IA, SpaceX ha avviato un imponente piano di finanziamento da 40 miliardi di dollari, guidato da Apollo Global Management e sostenuto da fondi come Pimco, suddiviso in 10 miliardi di prestiti e 30 miliardi di debito di mercato per l’acquisto di chip Nvidia.
L’operazione giunge dopo la storicamente imponente quotazione al Nasdaq (IPO) avvenuta nel giugno 2026 a 135 dollari per azione, che ha portato la valutazione aziendale a 1,77 trilioni di dollari. Il titolo SPCX continua tuttavia a mostrare alta volatilità, appesantito dall’impatto dei massicci investimenti e dalle perdite operative della divisione xAI (pari a 6,36 miliardi nel 2025). La pressione sul titolo potrebbe temporaneamente accentuarsi con la scadenza delle clausole di lock-up sui blocchi azionari dei dipendenti e primi investitori, aprendo la strada a potenziali vendite mentre il mercato valuta la sostenibilità nel lungo periodo di questa convergenza tra corsa allo spazio e debito tecnologico.
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