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Quanto spazio di archiviazione ti sta rubando l’AI sullo smartphone?

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Intelligenza Artificiale su smartphone

Negli ultimi due anni i produttori di smartphone ci hanno venduto una promessa affascinante: l’intelligenza artificiale non risiede più nei server cloud, ma lavora direttamente dentro il tuo telefono per tutelare la tua privacy. È la rivoluzione dei modelli On-Device.

Tuttavia, c’è un risvolto della medaglia di cui pochissimi parlano. Portare l’intelligenza artificiale dentro il chip dello smartphone significa scaricare giga e giga di dati direttamente nella memoria fisica del dispositivo. E per chi possiede uno smartphone con 128 GB o 256 GB di storage, le conseguenze iniziano a farsi sentire.

 

Dove finiscono i gigabyte dell’AI?

Quando acquistiamo un telefono moderno, notiamo subito che la voce Sistema o Altro nelle impostazioni di memoria occupa uno spazio spropositato, spesso compreso tra i 25 e i 40 Gigabyte. Una porzione consistente di questo peso è occupata dalle librerie neurali.

A differenza di una normale applicazione che esegue un codice leggero, l’IA ha bisogno di tre componenti pesantissimi per funzionare senza connessione internet:

  1. I pesi dei modelli: sono i file binari contenenti i parametri della rete neurale. Un modello di linguaggio compatto ottimizzato per dispositivi mobili pesa mediamente dai 3 ai 6 GB.
  2. I modelli di visione e ritocco: le funzioni di cancellazione degli oggetti dalle foto, l’espansione dello sfondo o il miglioramento dei volti richiedono modelli visivi separati che aggiungono altri 2-4 GB.
  3. Il database vettoriale locale: per permettere all’assistente virtuale di cercare informazioni tra le tue foto, le tue email e le tue note senza inviare nulla online, il telefono crea un’indicizzazione locale continua. Più dati hai sul telefono, più questo database cresce nel tempo.

Intelligenza Artificiale su smartphone

 

Intelligenza Artificiale su smartphone: il paradosso del Cloud

Fino a poco tempo fa, il modello Cloud-First permetteva di mantenere gli smartphone leggeri. I server di Google, Apple o Microsoft elaboravano la richiesta e restituivano solo il risultato finale. Oggi, per ragioni di costo di mantenimento dei data center e per motivi di privacy dell’utente, i giganti tech hanno scaricato l’onere dell’elaborazione sugli hardware personali.

Per evitare di pagare un abbonamento cloud o per proteggere la nostra privacy, stiamo rinunciando a una quota importante dello spazio di archiviazione che abbiamo pagato a caro prezzo all’acquisto dello smartphone.

 

Come verificare quanto spazio sta consumando l’IA

Se noti che lo spazio disponibile scarseggia, puoi effettuare una verifica mirata.

Su Android:

  • Vai in Impostazioni > Spazio di archiviazione.
  • Analizza la voce Sistema ed entra nella sezione App di sistema.
  • Cerca servizi come Android AICore o le componenti di elaborazione foto dell’editor di sistema: noterai dimensioni che spesso superano i 5-8 GB complessivi.

Su iOS (iPhone):

  • Vai in Impostazioni > Generali > Spazio iPhone.
  • Scorri fino in fondo e seleziona Dati di sistema.
  • Qui si accumulano le risorse scaricate in background per le funzioni di trascrizione vocale, suggerimenti intelligenti di Siri e categorizzazione delle foto.

Intelligenza Artificiale su smartphone

 

Come recuperare memoria?

Non è possibile eliminare l’architettura base dell’IA se fa parte del sistema operativo, ma si possono limitare i danni. Ad esempio disattivando i download automatici di modelli aggiuntivi. Nelle impostazioni della tastiera o del registratore vocale, evita di scaricare i pacchetti lingua offline per lingue che non usi abitualmente (ogni lingua può pesare fino a 1 GB).

Un altro modo è pulire la cache dell’editor fotografico. Molte app di fotoritocco avanzato salvano i risultati intermedi delle elaborazioni neurali nella cache interna. Pulire periodicamente la cache delle app di galleria libera spazio prezioso.

L’intelligenza artificiale on-device è una comodità straordinaria, ma d’ora in poi lo spazio di archiviazione diventerà un parametro ancora più critico nella scelta del prossimo smartphone.

Autore: Chiara Calsamiglia

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