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Le tecnologie che prevedono le catastrofi naturali

Un sistema di allerta in caso di terremoti o altre calamità

Tecnologie che prevedono le catastrofi naturali

Sebbene sia impossibile prevedere con previsione terremoti, tsunami e altre calamità naturali, ci sono delle tecnologie che vengono in nostro soccorso per “prevedere” le catastrofi naturali o, quanto meno, captare i primi segnali di allarme.

Il terremoto in Venezuela

Il 24 giugno 2026 il Venezuela è stato colpito da un evento sismico devastante. Esso era costituito da due diverse scosse a distanza ravvicinata, rispettivamente di magnitudo 7.2 e 7.5.

L’epicentro è stato registrato nello Stato di Yaracuy. I danni maggiori sono stati riscontrati lungo la linea di costa, in particolare nella città di La Guaira e nell’area metropolitana di Caracas.

Il terremoto ha causato più di 6.400 vittime e decine di migliaia di feriti.

Forse l’evento poteva avere conseguenze ancora più gravi se non fosse stato per qualcosa che potremmo considerare davvero molto strano: molti cittadini con smartphone Android hanno ricevuto sul loro cellulare un messaggio di allerta, circa 20 – 30 secondi prima della scossa.

Si tratta dell’Android Earthquake Alerts System e in un certo senso “prevede” le catastrofi naturali. In seguito agli eventi di giugno il sistema di allerta di Android è salito alla ribalta, ma come funziona esattamente?

Come funziona il sistema Android che previene i terremoti

Le tecnologie attuali non ci consentono in alcun modo di prevedere con largo anticipo eventi catastrofici come un terremoto. Tuttavia, esistono sistemi di allerta precoce, esattamente come Android Earthquake Alerts System, che è entrato in azione su larga scala durante il terremoto del Venezuela dello scorso giugno.

Tecnologie che prevedono le catastrofi naturali
Android Earthquake Alerts System

Tutti gli smartphone Android dispongono di un accelerometro, che permette loro di funzionare come dei mini sismografici. Questi sono in grado di rilevare le onde P, delle onde veloci primarie. Quando accade che migliaia di telefoni in una zona specifica rilevano lo stesso segnale inviano un segnale di allarme al server.

Il server analizza i dati e invia un messaggio di allerta su tutti gli smartphone presenti in quella determinata area. Tutto ciò avviene in pochissimi secondi.

Grazie alla velocità della rete, il messaggio arriva in pochi secondi, anticipando la scossa di terremoto, ma solo di alcuni secondi, perché il sistema non è realmente in grado di prevedere le catastrofi naturali.

È per questo che molti cittadini nell’area di Caracas hanno ricevuto un messaggio di allerta circa 20 – 30 secondi prima della scossa. Non saranno molti, ma per moltissimi cittadini sono stati fondamentali per riuscire a mettersi in salvo.

Tecnologie che prevendono le catastrofi naturali: IT allert

Siccome in Venezuela non esiste un sistema di allerta precoce nazionale, gli unici cittadini che hanno ricevuto il messaggio sono stati i possessori di uno smartphone Android.

Tecnologie che prevedono le catastrofi naturali
IT Alert

In Italia la situazione è diversa. Noi, infatti, disponiamo di un sistema di allerta precoce nazionale, IT Allert. In situazioni analoghe a quella del Venezuela esso manda un messaggio di allerta a tutti i cittadini presenti sul territorio.

IT Allert è gestito dalla Protezione Civile e utilizza la tecnologia Cell Broadcast, con la quale vengono inviati segnali di allarme su tutti i dispositivi mobili presenti sul territorio nazionale.

Il sistema è stato pensato per attivare diversi scenari di emergenza che potrebbero verificarsi. Precipitazioni intense, alluvioni, incidenti ad impianti industriali, collasso di grandi dighe, attività vulcaniche, incidenti nucleari, situazione di emergenza radiologica o tsunami.

Dal 2023 in poi la Protezione Civile ha attivato IT Allert attraverso una serie di test a livello regionale, diventando ufficialmente attivo su tutto il territorio nazionale a partire dal 13 febbraio 2024.

A livello locale il sistema è già stato utilizzato in alcune emergenze, come l’incendio presso lo stabilimento petrolifero a Calenzano (Firenze), del dicembre del 2024.