Record uragani 2020: nuove scoperte

Siete appassionati di tempeste e uragani? Oggi vi raccontiamo di uno studio in cui si è dimostrato che il 2020 è stato l’anno in cui c’è stato un record uragani fuori dal comune. Pronti a scoprire perché? In questo articolo vi parleremo di questo e anche di come sta cambiando il mondo a causa di questi eventi atmosferici.

Record uragani 2020: lo studio

Nel 2020 si è verificata la cosiddetta Stagione dei Cicloni nell’Oceano Atlantico. Una stagione super attiva, ricca di precipitazioni, venti intensi e tempeste. Una stagione di eventi atmosferici disastrosi che ha sconvolto tutto il mondo in un modo o nell’altro.

Gli uragani sono tempeste terribili che distruggono tutto ciò che incontrano. In questo articolo scopriamo una notizia degli ultimi giorni dedicata al record uragani: nel 2020 se ne sono verificati all’incirca una trentina, di cui 13 davvero terribili.

Un recente studio in materia metereologica avrebbe dimostrato che proprio quella stagione di quell’anno sia stata da record uragani, tanto che si sarebbe innalzato anche a dismisura il riscaldamento globale proprio in conseguenza a queste tempeste da record.

30 tempeste tropicali

Questo è il numero esatto delle tempeste che hanno creato il record uragani. La stagione ciclonica del 2020, conclusasi per l’esattezza il 30 novembre di quell’anno, avrebbe visto protagoniste 30 tempeste tropicali. 30 tempeste terribili che hanno dato un bel colpo anche al riscaldamento globale.

Nel 2020 si è registrato il record uragani più grande mai visto.

In queste 30 occasioni monsoniche, 13 sarebbero state davvero disastrose: 6 uragani major, con categoria superiore a 3, e 7 uragani più lievi – se così possiamo dire – che avrebbero comunque distrutto parte della flora e della fauna sul loro cammino.

Una collisione di eventi così disastrosa non si era mai registrata in natura. Ma perché si è verificato questo fenomeno? Cosa vedremo in futuro? Scopriamolo nel prossimo paragrafo.

Perché si è verificato questo record uragani?

Secondo il WMO, ovvero l’Organizzazione Mondiale della Metereologia, si è trattato di un’anomalia legata alla fase più calda della cosiddetta AMO – Oscillazione multidecennale Atlantica. Questa oscillazione è iniziata nel 1995 e da allora ha incrementato la formazione di tempeste distruttive.

Da quell’anno infatti sino verificati sempre più uragani. Più intensi e duraturi del normale. Nella zona dell’Atlantico fasi come questa hanno poi avuto una durata complessiva di 25 massimo 40 anni. Quanto durerà questa volta?

Gli esperti sono molto preoccupati: se l’escalation di uragani si propagherà il riscaldamento globale potrebbe peggiorare e cambiare drasticamente il mondo per come lo conosciamo.

Sembrerebbe che il trend si sia amplificato e si spera che sia in esaurimento. Una cosa è certa: le temperature della superficie dell’Oceano Atlantico – così elevate non si erano mai viste – non fanno ben sperare.

Infatti, stiamo per vedere che il problema sono anche i venti caldi provenienti dal continente africano. Continuate a leggere per saperne di più.

C’è anche la questione dei monsoni africani

Insieme a questa dinamica atlantica che ha sviluppato il record uragani 2020, c’è poi la questione del fenomeno monsonico di Africa Occidentale che avrebbe favorito la formazione di tempeste in tutto il mondo grazie anche alla circolazione dei venti caldi provenienti proprio dal territorio africano.

Insomma, la questione atmosferica ci dimostra come la natura sia in procinto di portare ad un mutamento dell’ambiente. Di solito tutto segue il cambiamento e alla fine dopo la tempesta c’è sempre il sole per il nostro amato pianeta Terra. Cosa accadrà questa volta? Riusciremo noi umani a seguire il flusso dei venti e delle tempeste?

Forse la risposta sta nei nostri comportamenti: se amassimo e rispettassimo di più il nostro pianeta potremmo anche ben sperare che fenomeni come questi possano diminuire gradualmente. Purtroppo però l’industrializzazione massiva e il riscaldamento globale dovuto all’inquinamento in ascesa non ci lasciano margine di positività.

 

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