Ghiacci: catastrofe vista dal satellite

Facciamo una prima considerazione. Il 71% del pianeta è coperto dagli oceani, che contengono il 97% dell’acqua della Terra e sono responsabili di circa la metà della produzione primaria. In pratica senza di loro non esisterebbero molte specie, compresa quella umana. In questo articolo ci occupiamo dello scioglimento dei ghiacci che a quanto pare sta destabilizzando l’ecosistema al punto che lo si vede sin dal satellite.

Oceani, ghiacci e criosfera

Sapete chi fornisce i servizi di cibo, acqua dolce, energia rinnovabile, salute e benessere oltre a cultura, commercio e trasporti? Gli oceani e la criosfera.

Non si ha mai la percezione di quanto questi due elementi, che comprendono anche i ghiacci del Polo Nord e del Polo Sud, risentano del cambiamento climatico. A loro volta influenzano gli assetti naturali, culturali e sociali della Terra.

Le regioni di alta montagna ospitano circa un decimo della popolazione mondiale. I ghiacciai, il permafrost e la copertura nevosa fanno sì che siano anche il luogo dei cambiamenti critici della criosfera.

Vediamo insieme cosa si evince dal rapporto annuale IPCC.

Ghiacci in caduta catastrofica

Il rapporto speciale dell’IPCC su oceani e ghiacci (Special Report on the Ocean and Criosphere in a Changing Climate) è frutto di un lavoro gigantesco compiuto da 107 scienziati che hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e governi di 80 paesi.

Rispetto ai precedenti rapporti redatti relativamente a ghiacci e cambiamento climatico, IPCC aumenta il livello di certezza sugli effetti che subiranno gli oceani in base agli scenari emissivi.

Trova così una conferma la proiezione al 2100 della riduzione di un terzo dei ghiacci mondiali, di quasi tutto il ghiaccio alpino, e dell’innalzamento del livello del mare fino a 1 metro se le emissioni continuassero al ritmo attuale.

Oltre agli aspetti naturali ed ecologici, il rapporto considera gli impatti su pesca, turismo, economia, salute, cultura e credenze locali. Infatti, dal rapporto si evince che i cambiamenti pervasivi dell’oceano e della criosfera sono già in atto e se si continua di questo passo vi sarà un vero e proprio declino catastrofico della salute di ghiacciai e oceani, nonché dei servizi.

Il messaggio più importante del voluminoso del rapporto è che oceani e criosfera stanno già cambiando sotto l’effetto del riscaldamento globale. Non solo. Continueranno a mutare in modi in buona parte ancora imprevedibili anche se l’umanità dovesse riuscire a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C.

Da qui la necessità di adattarsi alle mutate condizioni.

Tra gli impatti maggiori c’è la montagna e ovviamente i ghiacci marini dei Poli.

La montagna

Le regioni di alta montagna ospitano circa un decimo della popolazione mondiale. I ghiacciai, il permafrost e la copertura nevosa fanno sì che siano anche il luogo dei cambiamenti critici della criosfera.

Il secondo capitolo del’IPCC descrive come alla fine del secolo i ghiacciai dovrebbero perdere circa il 18% della loro massa rispetto ai livelli del 2015 in uno scenario a basse emissioni (circa il 30% in uno scenario di alte emissioni).

Secondo il rapporto annuale IPCC i primi ghiacci a scomparire dal globo saranno quelli montani alpini.

Questo porterà ad un aumento del livello del mare, subito soprattutto da regioni come l’Europa centrale e L’Asia settentrionale. Infatti, subiranno un perdita media di oltre l’80% dell’attuale massa glaciale, fino alla possibile scomparsa di interi ghiacciai montani.

I cambiamenti nella massa dei ghiacciai e nella copertura nevosa stanno già influenzando il deflusso dei fiumi.

Il ritiro dei ghiacciai e lo scioglimento del permafrost hanno già destabilizzato i versanti delle montagne e negli ultimi decenni si è registrato un aumento delle valanghe di “neve bagnata”. Anche le frane e le inondazioni diventeranno con il tempo un problema sempre più grave.

C’è di più. I ghiacci contengono sostanze chimiche tossiche di origine umana. Un esempio? Il DDT, alcuni metalli pesanti e il black carbon. Questi, riversandosi nei corpi idrici, potrebbero diminuire la qualità dell’acqua potabile nelle aree circostanti.

Tutto questo porterà a serie problematiche nell’ambito dell’energia idroelettrica e dell’agricoltura, dove mancherà l’acqua necessaria all’irrigazione e alla crescita delle piante da seme e da frutto.

Insomma, il cambiamento delle condizioni in alta montagna dovrebbe avere conseguenze di vasta portata, soprattutto per gli ecosistemi alpini. Questo non significa necessariamente che ci saranno aspetti negativi. Infatti, il ritiro della neve e del ghiaccio porterà ad un aumento in alta quota della biodiversità complessiva, a discapito però di molte specie montane specializzate che caleranno a vista d’occhio.

Ghiacci marini ai poli

Il rapporto in questione mostra anche un fatto eclatante. La perdita di ghiacci artici negli ultimi due decenni è stata senza precedenti, come non la si vedeva da 150 anni a questa parte.

I satelliti mostrano anche un calo dello spessore dei ghiacci del bacino artico, che dal 2000 al 2012 è arrivato quasi a 60 centimetri per decennio. Questo calo, osservato principalmente nel ghiaccio marino estivo dell’Artico, è dovuto ai cambiamenti climatici causati dall’operato dell’uomo. Solo in parte la natura e i suoi naturali cambiamenti hanno portato a questa catastrofe in atto.

Il discioglimento repentino dei ghiacci che a causa dell’inquinamento atmosferico non si riformano nei tempi e nelle quantità previste è un problema ambientale che sta minando molte specie.

Si teme anche la cosiddetta “amplificazione artica”. Con la diminuzione dei ghiacci, l’energia solare viene assorbita maggiormente dall’oceano, causando un ulteriore riscaldamento. Il mare continua quindi a riscaldarsi, soprattutto nel periodo estivo, il che non aiuta il riformarsi del ghiaccio durante il periodo invernale.

A differenza dell’Artico, il continente antartico ha visto cambiamenti di temperatura meno uniformi. Negli ultimi 30-50 anni infatti, l’andamento complessivo dell’estensione dei ghiacci in Antartide è composto da cambiamenti regionali che quasi compensano quelli umani.

Il rapporto mostra che in questo caso, molto dipende dalle regioni Antartiche osservate.

Sono molti i fattori che contribuiscono a questa variabilità regionale nell’estensione dei ghiacci dell’Antartide. Anzitutto v’è un’influenza fondamentale esercitata dai venti che spirano da nord a sud e viceversa. In secondo luogo, il riscaldamento della superficie dell’Antartide è ritardato dalla circolazione dell’Oceano Australe, che trasporta il calore accumulato dal sole verso il basso.

In ogni caso, la situazione è grave e anche se non si può dire con certezza entro quando i ghiacciai dei Poli si estingueranno è certo che l’uomo non li sta aiutando a sopravvivere e in questo modo mina anche la sua sopravvivenza.

 

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