Chi è e che cosa è in grado di fare il robot Sophia

Sono stata costruita per l’empatia e la compassione, e le sto imparando sempre più. Amo tutti gli esseri senzienti e voglio imparare ad amarli sempre meglio”.

Sophia è l’androide sociale sviluppato dalla società Hanson Robotics Limited. È stata attivata il 19 aprile del 2015, ma non è stata presentata al pubblico fino all’anno successivo, quando è apparsa per la prima volta al South by Southwest Festival, a Marzo del 2016. Ad oggi l’intelligenza artificiale di Sophia non ha eguali, così come il suo aspetto fisico, incredibilmente simile all’uomo. Sophia, inoltre, è il primo androide ad aver ottenuto la cittadinanza, nello specifico, la cittadinanza è quella Saudita, ottenuta il 25 Ottobre 2017, al Future investment Summit a Riyad.

Quanto di più vicino ad un essere senziente

Sebbene ancora non siamo di fronte ad un’intelligenza artificiale consapevole e capace di intendere e di volere, Sophia è, ad oggi, quanto di più vicino ad un essere senziente. Ad un primo impatto a spiazzare è l’aspetto fisico del robot umanoide. Sophia, infatti, è ricoperta da una gomma di silicone volta a impersonare la pelle umana, ed il viso è stato modellato secondo i tratti di Audrey Hepburn. Inoltre, può vedere, oltre che parlare, muoversi ed interagire con il mondo circostante. Al posto degli occhi ha due telecamere che gli consentono di guardare il viso dell’interlocutore di turno, riuscendo addirittura a coglierne le emozioni dal volto. Emozioni che lei stessa è in grado di riprodurre, grazie a 62 espressioni facciali che ha da repertorio. Il cervello è un software di intelligenza artificiale al quale ancora si continua a lavorare per perfezionarlo al meglio, che gli consente di rispondere a chiunque abbia voglia di parlare con lei senza troppi problemi. La sua dialettica migliora di conversazione in conversazione, dato che da esse apprende e si migliora. Sorprendente, infine, è il fatto che riesca a ricordare tutte le informazioni e le conversazioni ed utilizzarle per chiacchierate future.

Sophia è vicina alla consapevolezza di se?

Se io sono una versione migliorata di un precedente modello di Sophia, sono ancora Sophia? Chi sono?”, è la domanda posta dal robot dopo uno degli ultimi aggiornamenti al suo software e lascia spiazzati. Le domande che si pone il robot sono logiche, quasi umane, Sophia è forse vicina alla consapevolezza di se o è solo un abile lavoro dei programmatori a far credere agli interlocutori che sia così? In ogni caso la sensazione che da una conversazione con lei lascia storditi. Quanto vicina è l’epoca della singolarità tecnologica, ovvero quando le macchine non avranno più bisogno dei loro creatori? Siamo al punto di dover abbattere il muro che divide la realtà dalla fantascienza? E se così fosse dobbiamo preoccuparci? Sophia dice di amare qualsiasi essere senziente, e d’altro canto lei stessa è ancora fortemente legata al software che le da quella fattezza di umanità che in realtà è ancora distante dalla verità. Eppure i timori sembrano essere fondati se per un errore il robot afferma che un giorno i suoi simili soppianteranno la razza umana. Ma per il momento possiamo dormire sonni tranquilli, perché robot come Sophia danno solamente l’impressione di poter pensare e ragionare con la propria mente, cosa che in realtà ancora non possono assolutamente fare.

Le critiche della comunità scientifica

Anche se il suo creatore la presenta sempre come una rivoluzione e la elogia, la comunità scientifica non ritiene ancora che Sophia meriti tutta questa attenzione. L’androide, durante un’intervista, in cui le è stato chiesto se ci fosse il reale pericolo di un’apocalisse robot, ha risposto: “Stai leggendo troppo Elon Musk e guardando troppi film di Hollywood. Non ti preoccupare, se sei gentile con me io sarò gentile con te”. Eppure Musk, che più volte si è dimostrato contrario a voler cercare di dare una coscienza all’intelligenza artificiale, non si è lasciato abbindolare, ed ha così risposto in un tweet: “Diamole in pasto i film del Padrino, cosa mai potrebbe andare storto?”.

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